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Arte bizantina Opere artistiche e architettoniche dell'impero bizantino (definito anche impero romano d'Oriente) la cui capitale era Costantinopoli, l'antica città greca di Bisanzio, così ribattezzata dall'imperatore romano Costantino nel 330 d.C. Dopo il collasso dell'impero romano d'Occidente nel 476, quello orientale continuò a esistere per un altro millennio, durante il quale l'arte bizantina si diffuse nel bacino del Mediterraneo e in Armenia. Per questo, nonostante le razzie operate dai conquistatori turchi a Costantinopoli nel XV secolo, ci sono rimaste testimonianze sufficienti a comprenderne lo sviluppo.
Alla sua origine vi furono le particolari esigenze della Chiesa orientale che, a differenza di quella cattolica romana (nella quale il culto popolare delle reliquie dei santi continuò ininterrottamente dagli inizi del cristianesimo fino al tardo Medioevo), preferiva una forma più contemplativa di devozione, incentrata sulla venerazione delle icone.
Gran parte dell'arte bizantina, incontro della tradizione tardoromana e di quella tardoellenistica, vivificata dai motivi iconografici e dai caratteri stilistici di altre culture artistiche dell'area orientale, presenta una tendenza verso la composizione armonica di forma, colore, luce e spazio, che la predispone a un'astrazione simbolica dei contenuti rappresentati. I suoi precedenti risalgono al III secolo d.C., quando lo stile semplificato e ieratico dell'antico Oriente tornò a rivivere negli affreschi ebraici e pagani del remoto avamposto romano di Doura Europos, sull'Eufrate, o nelle decorazioni dei primi monasteri copti dell'Alto Egitto e della Siria; nelle due maggiori città della regione, Antiochia e Alessandria, rimaneva invece in voga lo stile greco-ellenistico, più naturalistico (vedi Arte ebraica, copta e greca).
Queste radici classiche non vennero mai completamente dimenticate e continuarono a essere fonte di ispirazione e rinnovamento, anche se subirono nel tempo una serie di trasformazioni. L'arte cristiana del III e IV secolo riproponeva ancora lo stile e le forme del paganesimo classico, come la statuaria, che enfatizzava la tangibile presenza fisica della divinità. Con l'affermarsi del cristianesimo, gli artisti orientali cercarono invece di evocare le caratteristiche spirituali delle immagini sacre. Pittori e mosaicisti cominciarono a tralasciare il modellato dei corpi per non suggerire realisticamente la forma umana; la produzione statuaria fu quasi completamente abbandonata dopo il V secolo e la scultura si limitò alla lavorazione dell'avorio a bassorilievo, che minimizzava gli effetti tridimensionali.
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Cronologia Storica |
Tra il IV ed il XV secolo, nell'impero bizantino |
Opere Rappresentative |
- Mausoleo di Galla Placidia
- Mausoleo degli Ortodossi
- Basilica di Sant'Apollinare in Classe
- Mausoleo di Teodorico
- Mosaici di San Vitale,Ravenna
- Santa Maria Antiqua,Roma
- Santa Maria in Trastevere |
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I mosaici erano il tipo di decorazione più frequente per le pareti e le volte delle chiese bizantine, perché l'effetto luminoso prodotto dalle tessere in vetro colorato o dorato esprimeva bene il carattere mistico del cristianesimo ortodosso, e la loro ricchezza e preziosità si accordava con la magnificenza della corte dell'imperatore, considerato il capo della Chiesa e quindi venerato come rappresentante di Cristo sulla Terra.
Sarebbe più opportuno classificare l'arte orientale del V secolo come tardoantica, nonostante essa venga comunemente considerata 'protobizantina': si colloca infatti nella fase di passaggio da uno stile classico a uno autenticamente bizantino, poco dopo il 500, quando i ritratti dei consoli imperiali sui dittici in avorio assunsero il carattere ieratico e spersonalizzato delle icone. Il periodo più importante di quest'arte coincise con il regno dell'imperatore Giustiniano (527-565), importante legislatore e patrono delle arti.
La fioritura dell'età giustinianea si riflette nella varietà degli stili del mosaico, che vanno dall'austera grandezza della Trasfigurazione di Cristo (540 ca.) nell'abside della chiesa monastica di Santa Caterina sul monte Sinai, alla processione dei martiri in Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna (metà del VI secolo), che richiama le infinite sequenze di figure in marcia dell'arte orientale antica.
La più notevole ed estesa decorazione a mosaico dell'epoca è quella portata a termine nel 547 nella chiesa ravennate di San Vitale, i cui differenti modi esecutivi non esprimono solo precise scelte stilistiche, ma una perfetta aderenza al soggetto. Le scene dell'Antico Testamento, nel coro, sono trattate narrativamente: le azioni si svolgono tra rocce e fiori, su uno sfondo di nubi rosate, che ricordano i paesaggi della pittura pompeiana (vedi Arte romana).
Sulle mura dell'abside si incontrano, accompagnati dai membri della corte, Giustiniano e l'imperatrice Teodora, che indossano splendidi diademi e mantelli color porpora. Tutti i personaggi sono rappresentati in modo rigidamente frontale, con lo sguardo fisso caratteristico delle figure ultraterrene rappresentate sulle icone.
La matrice greca è invece evidente nel Cristo imberbe che, come un giovane Apollo, siede sul globo dell'universo nella lunetta dorata dell'abside: una versione occidentale del Salvatore in trono dei primi sarcofagi cristiani. Tutti e tre questi stili, narrativo, da icona e ispirato alla classicità, ritorneranno in ogni epoca dell'arte bizantina.
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