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Giorgione (Giorgio da Castelfranco detto il Giorgiòn)
Fin dai primi decenni del 1500 la sua figura ha assunto caratteri leggendari. Grandi allievi e imitatori non solo ne finirono le opere rimaste incompiute ma ne continuarono lo stile in modo così fedele al suo da creare gravissimi problemi attributivi. Situazione che in seguito ha dato luogo a speculazioni antiquarie a falsi. Entrato in contatto già giovanissimo con Giovanni Bellini ne assimilò i concetti e ne intensificò il colore. Vicini al Bellini sono difatti 'La Venere' di Dresda e la 'Giuditta' dell'Heremitage, in cui domina un equilibrio statico e contemplativo. Uscito dalla scuola di Bellini non ebbe modo di mettere su bottega in proprio e si adattò a eseguire lavori per committenti privati. Fu per un periodo socio del Catena, curiosa personalità di artista connessa al mercato dei colori amico del Bembo e del Trissino. L'evoluzione stilistica di Giorgio, pur essendosi conclusa in meno di un decennio, fu assai rapida e complessa. Divenne ben presto il rappresentante ufficiale più famoso e influente delle tendenze ispirate ai fiamminghi e alla grafica oltemontana, determinando alcuni caratteri essenziali di tutto il 500 veneziano. Del 1504 è 'La pala di Castelfranco' opera che tiene soprattutto conto del Bellini e di Antonello da Messina, ma in cui i volumi appaiono raddolciti. Del 1506 è il ritatto di 'Laura', ora a Vienna, ispirato alla 'Ginevra' di Leonardo. Nel 1507 è commissionata una tela per il Palazzo Ducale di Venezia rappresentante il 'Giudizio di Salomone' dove si determina una svolta in senso monumentale. Nel 1508 dipinge 'L'Adultera' e insieme a Tiziano affresca, con allegorie e personificazioni, le facciate del fondaco dei Tedeschi a Ponte Rialto. [Venezia] Del 1508-09 è una delle più famose immagini devozionali del tempo, 'Il Cristo con il Manigoldo' della chiesa di San Rocco.
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Da un placido classicismo, attraverso ricerche monumentali, Giorgio muove così verso il manierismo, come i maggiori maestri di Venezia, Firenze, Roma. Incerta resta la datazione delle opere più famose come la 'Venere', 'I Tre Filosofi', 'La Tempesta', 'IL Concerto Campestre' che gli si possono assegnare agli anni 1505-08. Sono dipinti di soggetto profano, come quelli che pochi decenni prima erano stati eseguiti dal Botticelli alla corte di Lorenzo de' Medici, ma assai più misteriosi nei loro significati.'La Tempesta', come risulta dalle radiografie eseguite, comprendeva in origine un solo protagonista, cioè la donna nuda che, invece di sedere sul prato, si bagnava nel torrente. Il fulmine che appare nel cielo è con tutta probabilità l'emblema di Giove. L'episodio iniziale è quindi interpretabile come l'amore di Giove con una ninfa dell'acqua. Negli antichi inventari il dipinto era intitolato 'Mercurio e Iside'. L'aggiunta nel dipinto del bambino e del personaggio maschile in piedi fa dedurre che l'episodio descritto è l'amore di Giove con Iside, figlia del fiume Inaco. Iside ha avuto da Giove in figlio Epafo, ed è protetta da Mercurio, il ragazzo in piedi sulla sinistra. |
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